Ciao Ludovica presentati e parlaci un pò di te e del tuo percorso musicale

Mi chiamo Ludovica Manzo, sono una cantante e autrice e il mio lavoro si muove a cavallo tra la musica scritta e l’improvvisazione. Provengo dall’ambito del jazz inteso nel senso più ampio del termine e della musica improvvisata. Da sempre mi dedico per lo più a progetti di musica originale, composta da me in alcuni ensemble, come il quintetto Scraps, o in collaborazione con altri musicisti come il duo o-Janà insieme alla pianista e musicista elettronica Alessandra Bossa, mentre ad altri progetti partecipo in veste di vocalist.

Il mio percorso musicale è stato vario, ho studiato all’Università di Roma, dove ho conosciuto Giorgio Nottoli, compositore italiano di musica elettronica, il cui corso appassionante mi ha guidata alla scoperta della musica del ‘900, contemporanea, cosiddetta “colta” e delle grandi sperimentazioni della musica elettronica della prima metà del secolo. In quel periodo con i miei compagni di studi abbiamo formato un collettivo, MetaDiapason, che si proponeva di organizzatore eventi in questo ambito, all’interno di alcuni dei quali partecipavamo come compositori e performer. Quasi contemporaneamente mi sono appassionata al jazz. Ho quindi proseguito studiando con diversi insegnanti questo repertorio, insieme all’improvvisazione ed altri rami della musica moderna, e ho poi conseguito il diploma al biennio di jazz al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma; qui ad esempio si lavorava non solo sullo strumento voce ma anche sull’arrangiamento e, tra le altre cose, ho avuto la possibilità di dirigere la big band degli studenti arrangiando un mio brano originale, esperienza molto formativa.

In tutti questi anni ho lavorato in diverse formazioni per lo più di musica originale, formazioni che erano abbastanza caratterizzate anche dal suono, caratterizzate da un interesse per diciamo dei linguaggi che hanno delle adiacente l’uno con l’altro quindi di non facile descrizione o classificazione. Ho lavorato con un sestetto napoletano di musica originale, che andava dal rock alla musica balcanica al jazz a certe sonorità progressive o di rock contemporaneo.

Poi pian piano ho iniziato a scrivere musica mia e a cercare modi di far interagire strutture chiuse come la forma canzone, dove la voce viene usata in modo più tradizionale, con diverse condotte improvvisative, che si nutrono di esperienze che sono della musica elettronica come di un certo tipo di jazz o di pop. Il percorso è andato quindi a toccare diversi mondi musicali ed è quello che ad oggi mi interessa di più fare.

Com’è nata la tua passione per la musica?

Foto di Luigi Ceccon

 

 

 

 

Com’è nata non lo saprei dire, non so individuare un momento preciso; credo la musica sia stata un interesse e una passione sempre abbastanza viva. Una domanda che però spesso mi pongo è: come rinasce continuamente questo interesse, e come si mantiene vivo. Per cui magari potrei provare a rispondere a questa domanda

Posso dire che è sempre una lotta intestina perchè la musica è un’arte e una disciplina molto appassionante ma anche molto complessa per tante ragioni; essere un musicista implica delle dinamiche di vita e lavorative non sempre lineari e quindi spesso c’è la tentazione di far della musica una cosa privata o nella peggiore delle ipotesi di farla scomparire del tutto. Invece probabilmente, nei momenti in cui si fanno i conti con se stessi, viene fuori che tutto sommato ne vale sempre la pena, si continua, e, di volta in volta, il legame rinasce.

In che termini è complicato indagarlo perchè è appunto un insieme complesso di elementi interni ed esterni alla persona, personali e di relazione, però in me probabilmente rinasce da un qualche sistema di organizzazione vitale che mi fa pensare che la mia qualità di vita, facendo musica, è molto migliore se non lo facessi.

Cosa ne pensi della musica italiana e del mercato discografico italiano?

La musica italiana è tanta e varia quindi non è facile rispondere in maniera esaustiva a questa domanda. Dirò una banalità ma credo che l’Italia sia un paese che ha un altissimo livello di proposte e davvero tantissimi musicisti e compositori molto preparati, in gamba.

La cosa che mi sento di dire è che non è sicuramente un panorama musicale avventuroso; ad oggi non è un ambiente particolarmente coraggioso a cui piace correre rischi. Ecco, questo mi sembra sia proprio evidente.
Della discografia italiana non credo di poter parlare perchè mi sento abbastanza fuori da questo mondo. La musica che faccio, che sicuramente non è musica di largo consumo, non suscita particolare interesse nel mercato discografico, ha il suo spazio e chiaramente esistono molte produzioni, io stessa ho inciso dei dischi, ma è una fetta molto piccola. Insomma non sono la persona giusta con cui parlare della discografia italiana perchè non è un mondo che conosco e soprattutto lui non conosce me e non so se mai mi conoscerà: vedremo.

Eventi in programma

Foto di Marco Signoretti

Questa è una fase per lo più di scrittura. Sto concludendo il disco del progetto o-Janà, insieme ad Alessandra Bossa, che è un lavoro per voce, elettronica e pianoforte che vede anche la partecipazione di Michele Rabbia alle percussioni e all’elettronica.

Poi sto lavorando alla mia performance in solo, che è nata quest’anno grazie ad alcuni amici musicisti che mi hanno invitata a presentarla all’interno di una rassegna all’Angelo Mai qui a Roma. Continuo a scrivere materiale per il mio progetto “Scraps”, di cui è uscito un disco due anni fa, e spero di poterlo portare live a breve con nuova musica. Poi ci sono tanti altri progetti e novità, ensemble di improvvisazione con altri musicisti di area romana e non, con cui stanno iniziando nuove collaborazioni.

Sul mio sito si possono trovare gli appuntamenti live.

Potete consultare il sito ufficiale di Ludovica Manzo per conoscerla meglio o se volete scoprire i suoi appuntamenti live; se l’articolo e l’intervista vi è piaciuta condividetela sui vostri social.